Come ormai succede per la maggior parte delle discipline sportive, anche nel basket la figura dell’osteopata sta diventando sempre più presente all’interno degli staff delle società.

Ma forse non tutti sanno che osteopatia e basket hanno incrociato le loro strade anni fa per merito di una persona molto nota nel mondo della pallacanestro.

Il legame tra osteopatia e il basket

Era il 1919 quando un giovane allenatore di basket di nome Phog Allen prese le redini di una squadra universitaria statunitense, i Kansas Jayhawks.

Con 39 anni passati alla guida della stessa squadra e con 24 campionati vinti, la carriera di Phog Allen nei Kansas Jayhawks fu talmente incredibile da valergli nel 1959 l’ingresso nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame, uno dei massimi riconoscimenti della pallacanestro internazionale.

Ma a questo punto vi starete chiedendo: “Si, una bella storia, ma cosa c’entra tutto questo con l’osteopatia??”

Poco fa, nel parlarvi di Phog Allen ho tralasciato un piccolo dettaglio: lui non era solamente il loro allenatore, era anche il loro osteopata ufficiale!

Quindi Phog Allen, oltre ad entrare nella storia del basket, è entrato anche nella storia dell’osteopatia, dato che è proprio grazie a lui che il Trattamento Manipolativo Osteopatico si diffuse nello sport professionistico; ed ora, dopo circa mezzo secolo, anche le società sportive italiane sembrano avere imparato quella lezione, come dimostra il sempre più frequento utilizzo di osteopati negli staff tecnici di diverse discipline.

Le caratteristiche fisiche dei giocatori di basket

Guardando una partita di pallacanestro si potrebbe pensare che gli infortuni siano più rari rispetto a sport come il calcio, il rugby o le arti marziali, dopotutto, durante una partita di basket difficilmente assisteremo a scivolate, placcaggi o middle-kick; ma bisogna tenere a mente una cosa.

Il basket è uno sport in cui gli atleti hanno caratteristiche fisiche fuori dagli standard comuni, con leve articolari molto lunghe e costantemente sollecitate con sforzi rapidi, intensi e ripetuti, quindi risulta chiaro come la loro struttura articolare e muscolare sia messa eccessivamente sotto sforzo.

Inoltre, a differenza di molti sport, nel basket tutti i giocatori rimangono in continuo movimento per tutta la durata della partita, aumentando notevolmente il rischio di problematiche muscolari dovute all’affaticamento in caso di sforzi eccessivi o scarsa preparazione atletica.

Gli infortuni più comuni nel basket

Come è facile intuire, le regioni più colpite da infortuni in questa disciplina sono gli arti inferiori. Questo avviene perché come detto in precedenza le gambe sono sottoposte continuamente a rapide e intense sollecitazioni durante le fasi di gioco; accelerazioni, salti, atterraggi e cambi di direzione continui fanno del basket una vera sfida per le vostre gambe.

Inoltre, proprio a causa di questo tipo di movimenti, l’articolazione statisticamente più soggetta ad infortunio è la tibio-tarsica, con la classica distorsione alla caviglia.

Le altre principali problematiche comuni tra i giocatori di basket sono quelle legate al bacino e alla schiena. Questo perché, come insegnava il padre dell’osteopatia A.T.Still, il nostro corpo è un unità in cui tutti i sistemi sono collegati e in equilibrio tra loro, in poche parole non si può pensare che se una gamba è in sofferenza la schiena non ne risenta.

 

Vi faccio un esempio per essere più chiaro:

Un giocatore durante una partita salta per intercettare un tiro e atterrando si procura una distorsione alla caviglia: inizierà tutto il suo iter riabilitativo dove inizialmente userà le stampelle e successivamente rincomincerà gradualmente a camminare da solo.

Durante la convalescenza, prima a causa delle stampelle o poi a causa del dolore residuo durante la camminata, l’atleta non avrà camminato regolarmente, avrà spostato la maggior parte del suo peso sulla caviglia sana per compensare: causando degli squilibri muscolari e articolari che, influenzando la sua postura, possono portare a problematiche di vario genere alla schiena.

 

Questo è uno dei motivi per cui l’osteopatia si preoccupa di osservare e valutare, sia prima che dopo un allenamento o una partita, il corpo umano nel suo insieme, invece che limitarsi ad agire sul sintomo.

I benefici dell’osteopatia per l’atleta

Ora entriamo nel dettaglio e vediamo i 3 motivi per cui osteopatia e pallacanestro dovrebbero continuare la loro storia d’amore iniziata un secolo fa con il coach Phog Allen:

1. Avendo una visione globale del corpo umano, l’osteopata si assicurerà che il vostro organismo sia nelle condizioni ottimali per affrontare uno sforzo fisico, in modo da ridurre notevolmente la probabilità che vi infortuniate

2. Attraverso dei test specifici, l’osteopata si assicurerà che ogni vostra regione corporea sia perfettamente in salute, in modo che sia efficiente al 100% e pronta a svolgere il gesto atletico desiderato: garantendovi una prestazione ottimale

3. Nel caso abbiate subito un infortunio recente, o abbiate qualche acciacco di vecchia data, l’osteopata si assicurerà di mettere il vostro organismo nelle migliori condizioni affinché possa svolgere adeguatamente il suo lavoro di autoguarigione, riducendo notevolmente i tempi di recupero per il vostro ritorno all’attività fisica

Per questo motivo le società sportive in Italia e nel mondo iniziano ad avvalersi dell’aiuto dell’osteopatia, infatti, da qualche anno a questa parte sempre più osteopati vengono inseriti nello staff tecnico di svariate discipline. Inoltre, sempre più persone che svolgono attività fisica in modalità del tutto amatoriale si rivolgono all’osteopata in caso di infortunio o anche solo per farsi dare una controllata prima di iniziare una qualche attività sportiva (per esempio prima di iscriversi in palestra).