Ti è mai capitato dopo una giornata pesante a lavoro di sentire il collo tutto teso e indolenzito?

Immagino di sì.

E immagino anche che ogni tanto ti sia capitato di provare a massaggiarti la zona dolorante con le mani e di percepire sotto le dita come una specie di pallina o nocetta dura e fastidiosa al tatto.

Molto probabilmente quello che hai toccato era un Trigger Point del collo!

Ma cosa è un trigger point? Dove si trovano?

Ma soprattutto…

Può l’osteopatia aiutarci a trovarli ed eliminarli??

In questo articolo proverò a rispondere a tutte queste domande, in modo da fare chiarezza sull’argomento.

Cosa sono i Trigger Points?

I trigger points sono delle zone di un muscolo in cui le fibre si contraggono e formano una specie di nodulo dolente.

Ogni muscolo ne ha più di uno e quando un trigger point si contrae troppo o viene premuto, il dolore può manifestarsi lungo tutto il ventre muscolare, fino alle sue inserzioni.

Per esempio, in caso di trigger point attivo nel trapezio, durante il trattamento il paziente potrebbe sentire dolore alla testa; questo avviene perché il trapezio, pur essendo un muscolo della schiena, ha inserzione alla base del cranio.

I trigger point sono di due tipi:

Trigger point attivi: causano dolore diffuso a tutto il muscolo, che aumenta quando viene premuto

Trigger point latenti: se non vengono toccati non fanno male, ma creano comunque rigidità muscolare

Quindi in tutti i casi sarebbe bene ogni tanto fare un controllo, poiché i trigger point latenti, se non vengono trattati tempestivamente, oltre che ha irrigidire la zona possono attivarsi e provocare dolore in seguito ad un qualche sforzo o movimento brusco.

Trattamento dei Trigger Point

Nonostante si possa ottenere qualche beneficio tramite l’utilizzo delle varie terapie a base di calore o con i miorilassanti, il trattamento dei trigger points resta principalmente manuale.


Le 3 tecniche più utilizzate sono:

il massaggio trasverso profondo: ha l’obbiettivo di sciogliere manualmente le fibre muscolari contratte

la digitopressione: rimanendo in pressione sul trigger point si ottiene un rilassamento progressivo delle fibre e una riduzione graduale del dolore

le tecniche miotensive: funzionano in modo simile allo stretching ma sfruttano l’attivazione muscolare per allungare maggiormente le fibre

Non vi mentirò, le prime due sono piuttosto dolorose.

Andando a stimolare tramite massaggio o digitopressione una zona già dolente di suo, il dolore percepito aumenterà e si propagherà lungo tutto il muscolo.

Ma non ci sono solo lati negativi!

Infatti, la sensazione che si prova durante il trattamento di un trigger point è quella contemporanea di dolore e liberazione, una strana percezione di sofferenza e benessere assieme; dovuta allo stimolo doloroso della pressione abbinato alla sensazione di rilassamento delle fibre contratte che si sciolgono.


Le tecniche miotensive invece sono meno dolorose, ma essendo praticate su tutto il muscolo sono anche meno precise ed efficaci; per questo sono utilizzate solitamente dopo l’utilizzo delle prime due, come tecniche finali per dare sollievo a tutto il muscolo.

Trigger points e osteopatia

Ma come si comporta l’osteopatia? Come combatte i trigger points?

I metodi visti in precedenza, che trattano i trigger point direttamente, sono molto efficaci ma hanno un problema: sono incompleti.

Questo perché si preoccupano esclusivamente di sciogliere le zone contratte, senza domandarsi il motivo per cui quella zona si è contratta.


L’osteopatia invece lavorerà in modo diverso.

La prima cosa che l’osteopata si chiederà sarà: perché questo muscolo si è contratto?

La maggior parte delle volte, i trigger points si formano a causa di alterazioni strutturali e posturali che portano un muscolo a lavorare più del dovuto, sovraccaricandolo e portandolo alla contrattura.

Questo significa vuol dire una semplice cosa: finché non verranno risolte quelle problematiche strutturali responsabili del sovraccarico dei muscoli, sarà inutile trattare i trigger points, poiché si riformerebbero nel giro di 24 ore.

L’aiuto che l’osteopatia invece può dare è molto più globale e più duraturo.

L’osteopata, invece che limitarsi a fare una digitopressione o un massaggio, si preoccuperà di sistemare tutte quelle problematiche posturali e strutturali che hanno portato ad un sovraccarico muscolare e all’attivazione del trigger point.

Una volta recuperato il corretto equilibrio articolare e posturale, allentando di conseguenza anche le tensioni muscolari, il trigger point sarà molto più morbido e meno doloroso.

A quel punto l’osteopata gli darà il colpo di grazia trattandolo direttamente e allungando il muscolo in modo da restituirgli la sua elasticità e la sua corretta mobilità.

Questo approccio osteopatico ha due vantaggi:

– il trattamento finale del trigger point sarà più efficace e meno doloroso

– le probabilità che si ripresenti saranno notevolmente ridotte